Taste of cement.
(Ispirato
alle immagini dell'omonimo film di Ziad Kalthoum –
Germania/Libano/Siria/EAU/Qatar, 2017 - sulla perenne distruzione e
ricostruzione di Beirut).
Cava,
sventramento della terra
martello
pneumatico insiste sul sottofondo
di
cani che abbaiano
insediamenti
umani distesi, case
distrutte
e nuove, palazzi,
rumori
di città che crescono sulle macerie
di
costruzioni cicliche
il
sogno di casa ricorre
nella
mente dell'operaio
straniero
tra
tagli fotografici geometrici
e
sbarre
che tagliano come prigioni
sguardi
tristi, assenti, interrotti
dalla
vista lontana di un mare
urbano,
promessa
di
altri linguaggi
costruzione
distruzione
ricostruzione
colata
di cemento
denso
come
il mare algoso
vento
gelido tra le gru
Beirut
vista dall'alto mozza
il
fiato, svetta il cedro
del
Libano nella bandiera
scorrono
negli smartphone notturne
visioni
di
Siria distrutta
Dai
giacigli di case sotterranee
operai
scavati dalla perdita
trattengono
fiato
ed
emozioni
imponendo
a se stessi monastici rituali,
ferrea
disciplina
di
corpo e indumenti ripuliti
in
preghiera
(muri
prima vivi
schiantati
da
esplosioni
tornano
aria polverosa e tomba
di
vita)
Sott'acqua,
in quel mare, ruggine di detriti meccanici, un carrarmato
ricoperto
di alghe e gusci di molluschi
armature
di acciaio come spine di dolore
assistono
al cambio del gruista
in
controluce
che
di giorno è nell'aria
vertiginosa,
di
notte attende sottoterra
la
ripresa del ciclo
(anche
suo padre costruiva palazzi,
respirava
cemento
e
ci dava dentro col martello,
a
gara con le mazze,
a
gara a chi fa più forte,
smaniando
rinascita)
e
sega, e trapana, e piega
e
spandi cemento fresco sui nodini d'acciaio
e
spara e spacca e distruggi
blocchetto
su blocchetto,
colpo
su colpo
bombardando
una distruzione
di
muri tirati su
con
paziente metodo
e
fiducia
e
speranza e distrutti
con
altrettanta
dedizione
metodica,
precisa
E
di nuovo la risacca del mare,
di
nuovo notte,
panni
umidi che stentano
ad
asciugare
al
ventilatore giù nel sotterraneo
dove
si sta
come
sott'acqua
(nelle
orecchie le urla dei bambini impazziti
le
grida dei soccorritori
formicaio
brulicante,
inferno
in terra, l'unico
reale
si
esulta per il ritrovato,
incitando
a far presto,
il
sepolto vivo si affida
alle
mani lacerate di chi scava
e
non è il terremoto,
ma
l'uomo
la
veste agguantata, il braccio
afferrato
e tirato,
morto
il gattino,
il
bambino è vivo...)
Là
sotto la pioggia si diffonde ovunque
colando
e gocciolando
nella
casa degli schiavi
addormentati
dopo aver svitato l'ultima lampadina
radioso
il mattino di dio,
rinnovata
condanna che nutre la speranza
silenzio
di uccelli che induce
alla
calma prima del
rinnovato
frastuono
daccapo
il vortice
febbrile
ricostruisce
la
distruzione di una guerra
ricominciata
la
madre
si
è addormentata sul tavolo
il
mare, unico,
accoglie
D.S.
28/XII/2017
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