lunedì 16 marzo 2020


Taste  of cement.
(Ispirato alle immagini dell'omonimo film di Ziad Kalthoum – Germania/Libano/Siria/EAU/Qatar, 2017 - sulla perenne distruzione e ricostruzione di Beirut).


Cava, sventramento della terra
martello pneumatico insiste sul sottofondo
di cani che abbaiano

insediamenti umani distesi, case
distrutte e nuove, palazzi,
rumori di città che crescono sulle macerie
di costruzioni cicliche

il sogno di casa ricorre
nella mente dell'operaio
straniero
tra tagli fotografici geometrici
e
sbarre che tagliano come prigioni

sguardi tristi, assenti, interrotti
dalla vista lontana di un mare
urbano,
promessa
di altri linguaggi

costruzione
distruzione
ricostruzione
colata di cemento
denso
come il mare algoso
vento gelido tra le gru

Beirut vista dall'alto mozza
il fiato, svetta il cedro
del Libano nella bandiera

scorrono negli smartphone notturne
visioni
di Siria distrutta
Dai giacigli di case sotterranee
operai scavati dalla perdita
trattengono fiato
ed emozioni
imponendo a se stessi monastici rituali,
ferrea disciplina
di corpo e indumenti ripuliti
in preghiera

(muri prima vivi
schiantati
da esplosioni
tornano aria polverosa e tomba
di vita)

Sott'acqua, in quel mare, ruggine di detriti meccanici, un carrarmato
ricoperto di alghe e gusci di molluschi

armature di acciaio come spine di dolore
assistono al cambio del gruista
in controluce
che di giorno è nell'aria
vertiginosa,
di notte attende sottoterra
la ripresa del ciclo

(anche suo padre costruiva palazzi,
respirava cemento
e ci dava dentro col martello,
a gara con le mazze,
a gara a chi fa più forte,
smaniando rinascita)

e sega, e trapana, e piega
e spandi cemento fresco sui nodini d'acciaio
e spara e spacca e distruggi
blocchetto su blocchetto,
colpo su colpo
bombardando una distruzione
di muri tirati su
con paziente metodo
e fiducia
e speranza e distrutti
con altrettanta
dedizione metodica,
precisa

E di nuovo la risacca del mare,
di nuovo notte,
panni umidi che stentano
ad asciugare
al ventilatore giù nel sotterraneo
dove si sta
come sott'acqua

(nelle orecchie le urla dei bambini impazziti
le grida dei soccorritori
formicaio brulicante,
inferno in terra, l'unico
reale

si esulta per il ritrovato,
incitando a far presto,
il sepolto vivo si affida
alle mani lacerate di chi scava
e non è il terremoto,
ma l'uomo

la veste agguantata, il braccio
afferrato e tirato,
morto il gattino,
il bambino è vivo...)


Là sotto la pioggia si diffonde ovunque
colando e gocciolando
nella casa degli schiavi
addormentati dopo aver svitato l'ultima lampadina

radioso il mattino di dio,
rinnovata condanna che nutre la speranza
silenzio di uccelli che induce
alla calma prima del
rinnovato frastuono

daccapo il vortice
febbrile ricostruisce
la distruzione di una guerra
ricominciata

la madre
si è addormentata sul tavolo

il mare, unico,
accoglie


D.S.
28/XII/2017

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